IL NOSTRO REGALO POETICO

febbraio 16th, 2018 by michele

SOLO IL TEMPO LO SA

Il tempo impaziente corre,

verso una meta che non sa.

Forse rincorre un amore,

forse la Vita, chissà.

Il tempo ci fa vivere e sognare,

tracciando i nostri giorni

di Sole e di pioggia.

E quando un’avventura deve finire

è il tempo che ce lo fa capire.

Poesia di Michele Tonin per progetto I.L.I.E.

L’ ULTIMO ARTICOLO

gennaio 26th, 2018 by michele

L’astronave che qui sopra vedete l’ha disegnata, in stile manga, il nostro Davide Zuppini, che l’ha immaginata mentre sta facendo ritorno a casa, dopo aver a lungo viaggiato. Un viaggio il nostro iniziato nel febbraio 2011 e che nel giro di due anni era riuscito a trovare il vento in poppa, come si suol dire. Poi, nel corso degli anni, qualcosa si è inceppato. Abbiamo iniziato a pubblicare sempre meno, senza una vera e propria meta da seguire. La verità è che in questi anni gli impegni lavorativi e quelli delle rispettive vite, ci stavano sempre più stritolando, facendo diventare impossibile seguire nel modo migliore questo progetto. Così, lo scorso mese di maggio, abbiamo a malincuore deciso di portare a termine questa avventura che molte soddisfazioni ci ha dato e che di certo non dimenticheremo. Ma non volevamo chiudere di punto in bianco, così abbiamo deciso di realizzare degli articoli nuovi, offrendovi le nostre ultime riflessioni.

Quegli articoli li avete letti, avevano un denominatore comune: il futuro della nostra specie. Se volete sono dei nostri messaggi in bottiglia o delle piccole capsule del tempo, destinate non solo a voi, ma a futura memoria. Un modo per riflettere sul futuro. E il futuro di questo nostro sito web è molto corto: il prossimo 25 febbraio sarà l’ultimo giorno in cui sarà visibile, poi sparirà. Prima di sparire però vi regaleremo una nostra poesia, per chiudere in bellezza.

Comunque non preoccupatevi: stiamo lavorando per fare in modo che i nostri articoli migliori non vadano “perduti nel tempo come lacrime nella pioggia”, per dirlo come il celebre monologo del film Blade Runner. In un modo o in un altro vi faremo sapere se qualcosa in merito riusciremo a fare. Nel frattempo, prima di congedarci da voi, vorremmo ringraziare tutti coloro i quali, nel corso di questi anni, hanno collaborato con noi (di seguito tutti i nomi in ordine alfabetico).

A tutti voi, giunga il nostro più sentito e caloroso augurio di Buona Vita.

STAFF E AUTORI INTERNI DEGLI ARTICOLI:

Basoni Omar

Caporali Andrea

Clemente Bruno

Madesani Micaela

Salgari Elena

Salgari Silvia

Tonin Michele

Zerman Alessandro Filippo

DISEGNATORI:

Bagnoli Gabriele

Zuppini Davide

AUTORI DEGLI ARTICOLI ESTERNI E COLLABORATORI ESTERNI:

Caldarola Enzo

Cavallaro Manuel

Dal Bon Alessandro

Della Croce Davide

Finezzo Alberto

TRADUZIONE DEGLI ARTICOLI IN FRANCESE:

Tonin Silvia

ASSOCIAZIONI CON LE QUALI ABBIAMO COLLABORATO:

Fuori Dal Coro

Comitato per i Sopravvissuti del Vajont

AZIENDE:

Un sincero ringraziamento a MADSITE srls per il continuo e professionale supporto tecnico.

E INFNE…

Un ringraziamento di cuore a Micaela Coletti e a Gino Mazzorana per averci aiutato a realizzare l’iniziativa: “Vajont: l’onda che spezzò il futuro”.

Inoltre ringraziamo di cuore gli amici Cucciatti Fabio, Taietta Marco, Zanetti Luca e Zauri Andrea per averci seguito e moralmente sostenuto.

Vi aspettiamo presto su questo sito per l’ultimo regalo… poetico.

SALVAGURDARE L’AMBIENTE, LA SFIDA DEL XXI SECOLO CI STIAMO AUTO-ESTINGUENDO?

dicembre 28th, 2017 by michele

Sono sempre più frequenti le notizie riguardanti le cosiddette “bombe d’acqua”, ovvero forti acquazzoni che si verificano in poco tempo in un determinato luogo, i quali scaricano al suolo un carico spropositato di litri d’acqua. Non è raro, in questi casi, sentire che, nella zona colpita, è piovuta la stessa quantità d’acqua che generalmente precipita in uno o più mesi. Ciò significa che i pochi fossi rimasti, gli scoli previsti lungo le strade, i fiumi e i terreni incolti o coltivati fanno fatica ad assorbire, in un breve lasso di tempo, tutta quella pioggia. Così ci si ritrova poi a fare la conta dei danni, ma anche a contare (talvolta) i morti e i feriti. Lo scorso inverno abbiamo letto sui giornali e visto in televisione, anche un altro fenomeno atmosferico particolare: la “bomba di neve”, ovvero una nevicata di proporzioni anomale. Questi fatti, come molti altri, sono considerati dagli esperti dei veri e propri campanelli d’allarme, cioè dei segnali che ci stanno avvertendo che il clima sta cambiando e non in modo naturale, ma indotto dalla mano dell’uomo. Da sempre, infatti, la nostra specie ha prodotto inquinamento, ma è stato comunque “contenuto”. È con la rivoluzione industriale che ci siamo impegnati al massimo per devastare questo nostro pianeta. Inutile dire che il meglio -per così dire – lo abbiamo dato dopo il secondo conflitto mondiale, quando abbiamo iniziato ad immettere sempre più fumi nocivi nell’atmosfera e sempre più sostanze chimiche e plastica nei fiumi e nei mari.

Abbiamo agito come se pensassimo che l’ambiente fosse provvisto di un proprio sistema autopulente o come se le risorse naturali che andavamo ad estrarre fossero infinite. A poco a poco la Terra e l’intero ecosistema in esso vivente, ci hanno fatto capire che stavamo inquinando l’unico posto che ci ospita e che ci permette di vivere. È stata una presa di coscienza lenta, che inizialmente ha coinvolto poche persone, fino poi a coinvolgere, negli ultimi decenni, l’opinione pubblica.

I primi campanelli d’allarme sono arrivati negli anni ’80 del secolo scorso, con la grande mobilitazione di scienziati e ambientalisti contro la deforestazione della foresta amazzonica in Brasile e il successivo avvertimento della formazione del buco dell’ozono; poi un altro avvertimento arrivò nell’aprile del 1986, quando scoppiò il reattore numero 4 della centrale atomica di Chernobyl, in Ucraina. Tutti questi e molti altri furono eventi compiuti dall’uomo, che ci hanno fatto capire quanto poco poteva bastare per minacciare il nostro mondo e la nostra stessa sopravvivenza.

Oggi sappiamo che l’inquinamento dell’aria e dell’acqua (due elementi vitali) ci sta portando non solo verso un cambiamento climatico i cui effetti sono già visibili, ma sta portando sempre più all’estinzione sia di alcune particolari specie sia dei loro habitat naturali. Lo si è già più volte detto: se per i dinosauri il killer fu un gigantesco asteroide, per molte specie oggi estinte o in via di estinzione, quel killer siamo noi. Ed è curioso che se non sapremo porre rimedio in tempi relativamente brevi ai nostri danni, potremmo essere noi i prossimi ad estinguerci. E per la Terra inizierebbe una nuova era.

Testo di Michele Tonin per progetto I.L.I.E.

Illustrazioni di Davide Zuppini  per progetto I.L.I.E.

#VAJONT54

ottobre 11th, 2017 by michele

MEMORIALE VAJONT

Le bianche lapidi,

nel verde prato,

raccontano di morti

che non furono del Fato la colpa.

poesia di Michele Tonin per progetto I.L.I.E.

VAJONT: PAROLE E REALTA’

ottobre 9th, 2017 by michele

Le parole hanno un peso, sono importanti e definiscono il nostro mondo. Le parole che si trovano sul vocabolario possono talvolta coincidere di significato tra il libro che le raccoglie e la vita reale, talvolta no.

Quando si parla di Vajont succede che le parole facciano brutti scherzi: raccontano il destino di un luogo, come ci ricorda l’attore Marco Paolini: <<La parete che si alza al Sole del torrente Vajont si chiama […] monte Salta. La parete di fronte, quella all’ombra, monte Toc. […] <<Toc>> in veneto vuol dire <<pezzo>>, ma in Friuli <<patòc>> vuol dire <<marcio>>. […] Sai cosa vuol dire in ladino <<Vajont>>? Vuol dire <<va giù>>¹. Com’è che si dice? Un destino nel nome.

In quel luogo, segnato dalla strage del 9 ottobre del 1963, oggi le parole hanno un significato ancora più profondo e raccontano una realtà quanto mai complessa. Nel 2013, in occasione di un incontro sul cinquantesimo anniversario, posi alla presidente del Comitato dei Sopravvissuti, Micaela Coletti, la seguente domanda: << Sopravvissuti e superstiti per la lingua italiana sono sinonimi, ma quando si parla di Vajont hanno significati differenti: ce li può spiegare?>> La signora Coletti così mi rispose: << È vero. Ci sono due parole che fanno capo alla tragedia del Vajont: e sono sopravvissuti e superstiti. […] I superstiti sono coloro che nel giorno della tragedia avevano famiglia e lavoro, però fisicamente, nel momento della tragedia stessa non c’erano. I sopravvissuti sono coloro che nel momento in cui avvenne la tragedia c’erano e l’hanno vissuta sulla propria pelle.>>².

Per anni si sono usate parole che sono sinonimi, per non raccontare mai fino in fondo i fatti come realmente avvennero. Queste parole sono catastrofe e tragedia. Solo dopo cinquant’anni, finalmente senza più paura, si è iniziato ad usare apertamente la parola strage, perché lo fu, perché c’era chi era a capo del progetto e aveva i dati, le prove che qualcosa di grave poteva accadere, ma non ha fatto nulla per mettere in salvo per tempo la popolazione o quanto meno non ha cercato di mettere in atto azioni di carattere preventivo, che ora, a posteriori, tutti siamo qui a pensare.

Un’ultima cosa ci manca prima di concludere questo nostro viaggio: esplorare il mondo freddo dei numeri. Subito dopo il tragico evento per i quotidiani i morti erano 2000; per i dati processuali, invece, coloro che persero la vita furono 1910. Nel 2013 la signora Coletti ci disse che <<è ragionevole pensare che i morti siano stati tra i 2200 e i 2300>>. La presidente del Comitato dei sopravvissuti ci disse che quei dati erano basati su alcune ricerche e testimonianze che avevano raccolto. Come si può evincere da quest’ultima testimonianza, non solo le parole, ma anche i numeri, quando si parla di Vajont, non riescono a combaciare tra significato e realtà. D’altronde non è mai facile raccontare in modo aderente la realtà, soprattutto quando questa è complessa e per molto tempo si è cercato di farla dimenticare.

Testo di Michele Tonin per progetto I.L.I.E.

NOTE AL TESTO:

¹ – dal libro di Marco Paolini e Gabriele Vacis “Il racconto del Vajont”, 1997, Garzanti editore, Milano.

² – vedi il video: https://www.youtube.com/watch?v=tBySN-krITM&t=45s