Era l’anno 2000 ed io e mio cugino decidemmo di fare un viaggio all’estero e la meta prefissata fu CUBA.
Non pensate subito male!!!! Non siamo i tipi che fanno turismo sessuale… comunque eravamo single entrambi e la voglia di divertirsi non ci mancava… ma non è di questo che voglio parlare.
Nel corso di tale settimana ad un certo punto decidemmo di fare un’escursione assieme ad un paio di ragazze di Milano conosciute durante il nostro soggiorno.

“Decidemmo come meta “Cayo Largo”. Solo il nome mi portava alla mente pirati e corsari che solcavano i mari sui loro galeoni pronti ad assaltare e depredare le navi di Sua Maestà cariche di oro, pietre preziose ecc… ecc…”

Arrivò la mattina della partenza, sveglia alle 7.00, ritrovo davanti all’albergo e poi via, verso un piccolo aeroporto dell’interno che ci avrebbe condotto a destinazione.
Arrivati all’aeroporto scendemmo dal pullman e la guida iniziò ad illustrarci il programma della giornata: “il volo durerà circa 40 minuti e l’aereo che ci porterà a destinazione è un ANTONOV DC9”. “ANTONOV DC9?!?!?!” pensai… e il gelo calò su di noi, almeno fra me e mio cugino, infatti subito ci venne in mente il tragico incidente avvenuto qualche anno prima all’aeroporto di Villafranca di Verona in cui un aereo si era schiantato al suolo appena dopo il decollo senza lasciare alcun superstite…; si trattava di un ANTONOV DC9. Il gesto fu istintivo e fulmineo: “mani in tasca”… e non stavamo cercando le sigarette o l’accendino!!!!
Ci facemmo coraggio e ci imbarcammo. Appena a bordo ci sedemmo e andammo subito in cerca delle cinture di sicurezza, frugai con la mano e non trovai nulla, poi l’occhio mi cadde sul sedile anteriore e nella tasca porta oggetti usciva fuori a penzoloni la fibbia della mia cintura di sicurezza. Mio cugino invece non trovò neanche quella…

l motore iniziò ad andare su di giri, pronto a rollare, il pilota alzò il piede dal freno, e l’aereo cominciò a muoversi acquistando velocità. Ma qualche cosa non andava : sentivo un forte rumore alle mie spalle, quasi un rombo assordante e caldo come se l’aria condizionata, ammesso che ci fosse, non funzionasse… Mi girai e rimasi a “bocca aperta”… il portellone era ancora aperto ed eravamo in piena fase di decollo!

Sento le ruote staccarsi dalla pista, il cuore batte all’impazzata, guardo mio cugino e vedo sul suo volto un sorriso a metà fra il divertito e l’isterico, anzi mi correggo, a metà fra il terrore e la paresi facciale.
Poi finalmente qualcuno si decide a chiudere il portellone, prendiamo quota, siamo in volo orizzontale e le hostess ci servono lo spuntino, un bicchiere d’acqua ed una caramella. Ok!?! Non ci si aspettava la business-class ma neanche che dovessimo portarci la colazione al sacco per il viaggio!!!
Ad un certo punto, finito il “lauto” spuntino, iniziamo ad ammirare il panorama… SPLENDIDO!!! L’oceano crea un gioco di colori che vanno dal verde smeraldo all’azzurro turchese fino al blu cobalto, qualche piccolo isolotto qua e là irrompe in questa esplosione di colori quasi abbaglianti con le sue lingue di sabbia bianca, qualche palma, insomma sembrano le classiche immagini da film.
Mentre osservo fuori dall’oblò, mi cade l’occhio su un qualche cosa che sventola e sbatte all’esterno del finestrino, stringo gli occhi, un po’ per il riflesso del sole e un po’ per mettere a fuoco e cercare di capire cosa sia l’oggetto misterioso, ad un certo punto realizzo e mi giro verso mio cugino: ”stiamo perdendo i pezzi” gli dico indicando con il dito.
Era la guarnizione dell’oblò che si stava staccando. Ovviamente il mio atteggiamento era molto ironico e le situazioni venivano amplificate, però in fondo in fondo non si è mai tranquilli, l’aereo non era propriamente nuovo e la manutenzione di certo non era delle migliori… (manutenzione penso fosse un termine esagerato, visto il posto in cui ci trovavamo).
Ma l’avventura non era ancora finita. Mentre continuano le battute e le prese in giro al riguardo del velivolo, dal soffitto iniziano ad uscire getti nebulizzati di una sostanza che sembra vapore, ma è fresca, quindi possiamo escludere che l’aereo abbia preso fuoco e che stiamo per ammarare in pieno oceano e fare una nuotata con gli squali… al che dalla cabina di pilotaggio esce un’hostess (per la cronaca la cabina di pilotaggio era separata dal resto dell’aereo soltanto da una “tenda”) che ci avvisa che ci stanno “disinfettando”, di non preoccuparsi che non è una sostanza tossica ed è innocua e soprattutto è una prassi “normale”.
Mah!!! Tutti ci guardiamo in faccia e ci domandiamo il perché di questa cosa, ma preferiamo soprassedere e non fare domande al personale.

Comunque è stata l’ultima “disavventura”. Alla fine siamo arrivati a destinazione, abbiamo trascorso una giornata meravigliosa su una spiaggia di sabbia finissima e bianchissima, abbiamo fatto il bagno in un’acqua stupenda e poi siamo rientrati in albergo sempre con il nostro mitico ANTONOV DC9 (le mani “in tasca” anche prima di partire per il ritorno), ma il volo di rientro è stato tranquillo, o forse eravamo talmente stanchi ed entusiasti della fantastica giornata che anche fosse accaduto qualche altro imprevisto non ce ne saremmo accorti. E poi, superato il primo impatto del viaggio dell’andata, eravamo abituati a tutto, o quasi.

Comunque, a parte tutti questi piccoli inconvenienti, che hanno movimentato l’escursione, CUBA è una meta che ognuno di noi dovrebbe visitare almeno una volta nella vita.
Le emozioni che quella settimana mi ha lasciato dentro sono indescrivibili e mi sono reso conto di quanto sia meraviglioso il popolo cubano.
In un’altra escursione fatta all’Avana, ho notato come le persone si accontentino veramente di quel poco che hanno, ho apprezzato il calore che esprimono nei confronti dei turisti e non solo perché portano loro soldi.

Sono rimasto molto colpito perché ti considerano uno di loro, sono sempre sorridenti e ballano in continuazione, ogni angolo della città è una piccola festa in cui la gente cammina a ritmo di salsa. Insomma CUBA non è solo una delle mete del cosiddetto “turismo sessuale”, è molto di più, anzi direi che se per il continente Africano esiste il “Mal d’Africa”, quando lasci “La Isla Grande” (come viene chiamata) senti proprio la nostalgia e ti viene “Il Mal di Cuba”, ma questa è un’altra storia.

testo di Andrea CAPORALI per progetto I.L.I.E.

illustrazioni di Davide Z. per progetto I.L.I.E.