Iniziai ad innamorarmi del calcio in quella calda estate del 1990. I miei ricordi, legati al mondiale italiano, risalgono almeno a un anno prima, quando con i miei genitori andavamo a Verona con la Fiat Uno, ore e ore per attraversarla a causa dei tantissimi cantieri. Mio papà compilava le schedine del Totocalcio e c’era una voce, dopo l’elenco delle partite 1X2, per votare il nome della mascotte della manifestazione… diedero il nome Ciao, che a me all’epoca non fece impazzire.

Ma fino al fischio iniziale di San Siro con Argentina – Cameroun non mi rendevo conto cosa la nostra città e la nostra nazione stavano attraversando, qualcosa di storico.

La cosa che più mi entusiasmava all’inizio erano le immagini in sovrimpressione che la Rai proponeva alle partite: le bandiere delle nazionali in movimento, la dinamicità delle scritte, chi entrava e chi usciva dal campo era correlato da un’animazione che negli anni non ho mai più visto, qualcosa di spettacolare!

Mio papà canalizzava tutto il suo personale palinsesto televisivo in funzione di partite, speciali, interviste post partita. Sedia, poltrona all’occorrenza, telecomando sempre in mano e al resto della famiglia non rimaneva che sorbirsi ore e ore di calcio.

Iniziai ad innamorarmi del calcio e in quell’istante tra me e mio papà si rafforzò un’intesa fatta di pronostici, aspettative, trepidazioni, abbracci ed esultanze spettacolari sulle magnifiche gesta di Totò Schillaci.. e imparammo anche le cocenti delusioni, dopo il colpo di testa di Caniggia in semifinale.

Il mondiale di calcio, da quello del 1990, iniziò ad essere per me uno dei più bei momenti di aggregazione, i momenti da passare con le persone più care, dalla disperazione del golden-gol di Trezeguet, l’esultanza spasmodica e la corsa in Bra del rigore di Grosso…

Testo: Alberto Finezzo
Foto: da YouTube