Me lo ricordo molto bene quella quasi estate del 1985, quando l’Hellas Verona compì la storica impresa della vittoria dello scudetto.
Sia a Verona sia in tutta la provincia, ovunque nelle case, tutti ascoltavano le radiocronache delle partite di Roberto Puliero, indimenticabile voce storica delle gesta gialloblu. Come non ricordare quel suo inconfondibile ”reteee! Alé! Alé! Bum! Bum! Buum!” urlato a squarciagola, senza quasi prendere fiato, ogni qualvolta l’Hellas segnava.
Fu un campionato incredibile, tanto che ancora oggi se ne parla. Nella mente riecheggiano i nomi inconfondibili di quel sogno: Fanna, Galderisi, Tricella, Elkjaer, gli altri francamente non li ricordo, ma ricordo perfettamente il nome dell’allenatore che seppe forgiare quella squadra: Osvaldo Bagnoli, ancora oggi un nome leggendario.
Lo ammetto: non ho mai seguito in modo costante il calcio, ma quell’anno non potevo non seguire gli eventi, anche perché a 8 anni, in terza elementare, ti fai coinvolgere dal clima generale dei compagni di classe che parlano delle gesta dei calciatori gialloblu.

A proposito di scuola, vi voglio raccontare un aneddoto: ricordo che la nostra maestra, che si chiamava Lina, per il saggio di fine anno voleva che ci vestissimo tutti bicolore: bianco e blu, ma a poche giornate alla fine del campionato la febbre calcistica prese anche la nostra maestra, tanto che una mattina annunciò che aveva deciso che per il saggio i maschi dovevano indossare una maglietta gialla e dei pantaloncini blu, mentre le femmine dovevano indossare delle magliette bianche e delle gonne blu. Risultato? Alcuni miei compagni si presentarono il giorno della rappresentazione con la maglietta e i pantaloncini della squadra scudettata.

Comunque, al di là di questo aneddoto, sui balconi spuntavano le bandiere gialloblu. Fino a qualche tempo fa era bello vedere garrire al vento alcune rare, vecchie, logore e sfilacciate bandiere con al centro lo storico e ormai sbiadito scudetto.

Rimane comunque il fatto che quell’evento, in quell’estate di quarant’anni fa, scaldò i cuori di molti, rese per qualche tempo lieve la vita di alcuni, ma quella galoppata lunga un intero e intenso campionato, rimane memorabile e ancora oggi c’è chi la racconta, con occhi sognanti, a chi quarant’anni fa non c’era e forse nel cuore spera ancora in un altro nuovo miracolo sportivo sul campo del Bentegodi.
– Michele Tonin –
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