Doveva essere una qualunque domenica di agosto. Le previsioni avevano dato pioggia, ma nulla lasciava presagire quello che sarebbe poi successo nel pomeriggio del 23 agosto 2020. La giornata, iniziata calda e afosa è illuminata da un bel Sole. Sembra quasi che le previsioni meteorologiche siano sbagliate. Ma d’improvviso, verso il tardo pomeriggio, tutto cambia velocemente: il cielo inizia a rabbuiarsi e a soffiare il vento, mentre l’odore forte di pioggia è nell’aria.

Sopra Verona dense nubi danno vita a un fungo nero e non sembra promettere bene. Quel “fungo” porta con sé un qualcosa che sarà destinato a rimanere per sempre nella memoria della città e dei suoi abitanti.

Verso le 17:20 su Verona inizia ad abbattersi un vento forte, cui segue, pochi istanti dopo, una forte pioggia con molta grandine. La furia del nubifragio si abbatte con una tale violenza che dai tetti delle case volano via le tegole, gli alberi vengono sradicati e alcune vie del centro storico, piene di noci di grandine, si trasformano in piscine ghiacciate.

Proprio in quelle vie l’acqua sfonda porte e finestre, ma anche le serrande di molti negozi. I danni ammonteranno a milioni di euro, ma quello che si teme di più è la vita delle persone. Una donna, con il suo smartphone, riprende un giovane che in via Sant’Alessio si ritrova con l’acqua ghiacciata alla gola e saltellando cerca di trovare un modo per uscire da quell’inferno e salvarsi la vita. Per fortuna trova la solidarietà di alcuni veronesi che lo salvano e lo aiutano a uscire, mentre intorno le auto parcheggiate, ormai semi sommerse, sembrano galleggiare.

Sulla collina delle Torricelle, luogo divenuto famoso grazie ai mondiali di ciclismo, gli alberi sono stati sradicati e il più famoso parco di Verona, i giardini Giusti, descritti anche da Goethe nel suo “Viaggio in Italia”, sono stravolti, quasi irriconoscibili. Tutto questo accade in quindici minuti. Un nubifragio che sembra un uragano. Una “bomba d’acqua” che sembra ormai essere il segno dei tempi in cui viviamo.

Già, queste “bombe d’acqua” violente e improvvise che ci colgono impreparati e travolgono campagne e città. Secondo un recente rapporto di Coldiretti, nei primi sei mesi del 2020 ci sono stati ben 66 casi di nubifragi, ovvero il 22% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I cambiamenti climatici, dovuti all’inquinamento provocato dalle attività umane, sono i generatori di queste violenze della natura. Per correre ai ripari non servono solo i trattati internazionali per limitare l’innalzamento della temperatura globale, ma anche azioni che ci aiutino a limitare in un qualche modo i danni.

Sommessamente crediamo che sia il caso di pensare a sistemi si scolo ben diversi da quelli attuali. La caditoie attualmente esistenti forse sono ormai obsolete e qualcosa di diverso dovrebbe essere pensato, per cercare di fare in modo di far defluire, nel modo più veloce possibile, l’acqua e arrecare il minor danno possibile a persone e cose. Questo significa, in un qualche modo, ridisegnare parte delle nostre città. Non sarebbe la prima volta che, per mettere in sicurezza l’abitato, si ridisegna una parte della città. A Verona la cosa accadde dopo la terribile alluvione del settembre del 1882 che provocò diversi morti. Ma questa è un’altra storia che presto vi racconteremo.

Vale qui la pena di ricordare che la città scaligera da ormai molti anni si trova a confrontarsi con i problemi dovuti alle forti piogge. Sempre più spesso violenti acquazzoni mandano in tilt la zona di Porta Borsari, creando notevoli danni alle attività economiche della zona. Ormai è celebre l’ironia di un residente che dopo il nubifragio del luglio 2016 si fece riprendere a bordo di un canotto e mentre remava chiedeva la direzione per raggiungere piazza Erbe.

Ironia a parte, per cercare di contenere i danni in tutta Italia servono importanti opere per fare in modo che l’intero territorio italiano sia capace di difendersi dalle calamità naturali ed evitare eventuali morti. Noi lo avevamo già detto nel 2013 che bisogna rispettare di più la natura evitando – tra le altre cose – la cementificazione selvaggia che – secondo Coldiretti – ha fatto sparire, negli ultimi 25 anni, il 28% delle campagne. Ma spesso la voglia di fare affari (non sempre leciti) porta a calpestare Madre Natura, dimenticandoci che prima o poi si ribella. E quando la forza della natura si scatena, spesso per l’uomo sono guai seri.

Testo di Michele Tonin per progetto I.L.I.E.

Foto: Da un fotogramma di un video pubblicato dalla pagina Facebook denominata “Verona”.

La fonte dei dati è il sito internet di Coldiretti:

https://www.coldiretti.it/ambiente-e-sviluppo-sostenibile/maltempo-in-italia-22-bombe-dacqua-in-italia-nel-2020