Per combattere la prima guerra mondiale furono impiegati, da parte degli eserciti coinvolti nel conflitto, più di 64 milioni di soldati, di questi 8.536.000 caddero in combattimento. I soldati prigionieri o dispersi furono 7.746.500, mentre i feriti (molti dei quali portarono i segni delle ferite per tutta la loro esistenza) furono 21.226.000¹.

Sono dati che fanno pensare, ma anche rabbrividire. Il primo conflitto mondiale fu una ferita che ha segnato l’intero continente europeo, tanto che non c’è città o paese che non abbia un monumento, una statua o una targa a ricordo dei caduti.

L’Italia, dopo la Grande Guerra, volle ripartire senza dimenticare il sacrificio dei sui figli morti nelle trincee o sui campi di battaglia. Così, per onorare quel sacrificio, si decise di scegliere i corpi di undici soldati morti, di cui erano ignote le generalità e di tumularli in mausolei per onorare tutti i caduti di quel conflitto e così rendere imperitura la loro memoria.

Tra quelle undici salme ne fu scelta una, per rappresentare tutti i soldati caduti in battaglia, da tumulare a Roma presso l’Altare della Patria, gli altri dieci furono sepolti, con tutti gli onori, ad Aquileia.

La storia del Milite Ignoto è interessante e poco nota², ma racconta di come il nostro Paese si strinse attorno a quella salma, avvolta nel tricolore, perché rappresentava il figlio che ogni famiglia poteva aver perso in quell’inutile strage, per usare le parole di Papa Benedetto XV.

Ad Aquileia il feretro fu sistemato su uno speciale vagone ferroviario che insieme ad altri vagoni ferroviari viaggiava a velocità moderata per permettere, a quanti si assiepavano lungo i binari, di rendergli omaggio sino all’arrivo a Roma.

Fu un sentimento di popolo, di spirito di unità di una nazione che non voleva dimenticare il dramma vissuto, ma al tempo stesso voleva ripartire, nonostante tutte le difficoltà.

Una volta giunto a Roma fu accolto con tutti gli onori dal re, dal governo e dai reduci di guerra. Da cent’anni riposa all’Altare della Patria, per ricordare a tutti di andare avanti senza dimenticare gli orrori del passato, per evitare che si ripetano, anche se diciannove anni più tardi – purtroppo – l’Italia tornò di nuovo a combattere sui campi di battaglia.

Michele Tonin per progetto I.L.I.E.

Foto di copertina via www.pixabay.com

Per i dati fonti:

¹ Desideri A., Themelly M., Storia e storiografia 3, Firenze, G. D’Anna, 1997.

² https://www.montagnadiviaggi.it/2021/11/milite-ignoto-roma-altare-della-patria.html

https://www.difesa.it/Content/Centesimo_Anniversario_Milite_Ignoto/Pagine/Il-Milite-Ignoto.aspx