RIASSUNTO:

– in questo articolo faremo un “viaggio nel tempo” a 50 milioni di anni fa, con il racconto della visita al museo dei fossili di Bolca (Vr);

. vi racconteremo anche un piatto tipico: il Pamojo

Dopo aver visitato il museo paleontologico di Roncà, la comitiva si è spostata a Bolca per vedere il famoso museo dei fossili.

Visitando questo sito museale si fa un balzo indietro nel tempo, esattamente a 50 milioni di anni fa, quando la Tetide era sì un oceano tropicale, ma non vi era – almeno nella zona considerata – una intensa attività eruttiva (la scomparsa dei dinosauri è avvenuta 65 milioni di anni fa, quindi 15 milioni di anni prima).

Nella zona di Bolca vengono continuamente rinvenuti molti fossili perché, probabilmente, questo sito era ricco di pesce e il fatto che vi siano molti reperti dell’epoca può essere dovuto a una serie di cause: alcuni esperti ritengono che un numero così elevato di pesci morti sia dovuto al fatto che in epoca preistorica siano accadute una serie di catastrofi naturali che hanno provocato la morte di massa degli organismi viventi; altri ritengono che sia dovuto al fenomeno denominato delle “acque rosse”, ovvero allo sviluppo elevato di plancton che ha fatto mancare l’ossigeno. Ma vi sarebbe anche una teoria meno cruenta: in questa area vi era – come abbiamo già detto – una elevata quantità di pesce e quindi questi potrebbero essere morti naturalmente, poi le condizioni favorevoli dei fondali hanno permesso una veloce fossilizzazione.

Nel corso della visita la guida ci ha spiegato anche la tecnica che viene utilizzata per estrarre i fossili dalle rocce, benché sia affascinante, sarebbe complicato spiegarla qui in poche righe.

Una volta lasciato il museo siamo andati a Terrossa, presso la locale sede degli alpini a mangiare i piatti della tradizione: il Pamojo e il bollito con la pearà.

Il Pamojo è un piatto povero, tipico della zona di Roncà (Vr) che i contadini mangiavano al ritorno dai campi. È una sorta di zuppa calda con patate, zucchine, soffritto di lardo, olio d’oliva, scalogno e passata di pomodoro a cui si aggiunge un panbiscotto duro, precedentemente cotto su un forno a legna. La cottura del tutto dura diverse ore. Una volta servito si aggiunge una spolverata di formaggio grana.

Questo piatto rivive oggi grazie all’omonima Confraternita , il cui scopo è quello di raccontare e diffondere la conoscenza di questo piatto e di favorire la convivialità tra le persone (che mai come in questo periodo ne abbiamo bisogno), ma anche proporre iniziative di carattere benefico e promuovere il territorio.

A tale proposito va detto che nel corso del pranzo è stata presentata l’iniziativa a sostegno della candidatura della Val d’Alpone come patrimonio UNESCO.

Il secondo piatto è stato il bollito di carne con la pearà, altro piatto tipico veronese, che da piatto invernale ormai viene fatto quasi tutto il tempo dell’anno. La pearà è una salsa calda fatta con pane grattugiato, brodo, pepe grana Padano e midollo di bovino. Il piatto è stato accompagnato da dell’ottimo vino Durello.

La giornata, baciata da un caldo sole estivo, si è conclusa con la degustazione di vini presso una cantina locale, alla quale noi non abbiamo partecipato.

Per concludere il racconto di questa nostra esperienza possiamo solo augurarci davvero che la Val d’Alpone con i suoi tesori fossili, i suoi richiami paesaggistici e le sue tradizioni, divenga patrimonio dell’umanità. Sarebbe un primo passo per preservarla e donarla alle generazioni future.

Testo e Foto di : Michele Tonin per progetto I.L.I.E.

TUTTE LE FOTO, PRESENTI IN QUESTO ARTICOLO, SONO AUTOPRODOTTE

I siti web dei musei e degli enti citati nell’articolo:

Museo Paleontologico di Roncà (Vr)
https://www.museopaleontologicodironca.it/

Museo dei fossili di Bolca (Vr)
https://www.museofossilibolca.eu/

UNESCO – Sito web Italia
https://www.unesco.it/

La Confraternita del Pamojo ha una pagina su Facebook