“I giochi di prestigio che giovedì aveano cancellato prenotazioni “ufficiali” spostando a Milano la Germania già decisa a Verona e dirottando a Torino il Brasile già di casa a Milano, hanno cessato il loro effetto”. Così scriveva Adriano Paganella nello speciale del quotidiano “L’Arena” dedicato a “Italia ’90”di domenica 10 dicembre 1989. La decisione dell’assegnazione delle teste di serie aveva provocato numerose polemiche, ma poi, nel giro di pochi giorni, erano del tutto rientrate, facendo prevalere – su tutto il resto – la voglia di dare vita a uno spettacolo sportivo importante e da ricordare.

Tuttavia per Verona, essersi vista “scippare” la nazionale tedesca, dev’essere stato un duro colpo. Perché? Perché la città scaligera ha da sempre il suo naturale sbocco nel mercato tedesco, tanto che la maggior parte dei turisti stranieri che visitano ogni anno la città e la provincia sono provenienti dalla terra di Goethe.

Per capire meglio, proviamo a vedere i dati del rapporto intitolato “Il turismo a Verona – edizione 2020”, curato dal servizio studi e ricerca della Camera di Commercio di Verona, nel quale il legame tra la provincia scaligera e il popolo teutonico viene così descritto: “la Germania si conferma la nazione più rappresentata con il 45% delle presenze turistiche straniere, corrispondente al 34,4%del totale presenze […]; seguono i Paesi Bassi (10,2%) e il Regno Unito (6,8%). Se proviamo a guardare più in profondità, nella sponda veronese del Lago di Garda la musica non cambia: “La componente straniera ha una forte incidenza, rappresentando l’85,5% delle presenze turistiche complessive della zona”. I tedeschi raggiungono anche qui la prima posizione, con oltre 5 milioni di presenze. Verona città non fa eccezione e sempre i compatrioti della signora Merkel si ritrovano a dominare il podio con 227.710 presenze.

Fin qui i dati turistici, i quali da soli non bastano per spiegare il fenomeno che lega la città che fu di Cangrande della Scala alla terra che fu di Matin Lutero. Proviamo a guardare le esportazioni riguardanti il settore agroalimentare, per vedere che la Germania è il principale paese verso cui le aziende scaligere esportano. A ruota seguono il Regno Unito, la Francia, gli Stati Uniti e l’Austria.

Se poi dal settore agroalimentare ci addentriamo e andiamo a ricercare i dati relativi al settore vinicolo, scopriamo che, per le esportazioni, Verona detiene la leadership e che la Germania è anche qui il primo cliente. Questo non solo conferma che il cibo e il buon vino sono un ottimo viatico per promuovere nel mondo il Bel Paese, ma ci racconta anche il perché è forte il legame tra Verona e il popolo tedesco e ci fa capire quanto possa essere stato forte lo smacco quando la squadra di Klismann e compagni fu spostata a Milano.

Raccontare lo smacco di ieri con i dati di oggi può solo aiutarci a farci capire quanto possa essere stata profonda la delusione, dal punto di vista economico e turistico. Tuttavia, non conoscendo i dati di quegli anni abbiamo solo provato, usando i dati del 2019, a ragionare e a capire cosa ha significato per il mondo economico scaligero una scelta, come quella di spostare una squadra da Verona a Milano. Come sarebbe andata se non vi fosse stato lo spostamento? Se Klismann e compagni avessero soggiornato sulle rive dell’Adige, quanto ci avrebbe guadagnato, in termini di immagine, la città atesina? Tante domande e tanti se. Ma la storia non la si fa con i se.

Testo di Michele Tonin

Foto: di Michele Tonin;

Tutti i dati riportati e le tabelle sono tratte da: “Il turismo a Verona – Edizione 2020” a cura del Servizio Studi e Ricerca della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Verona.

La frase di apertura è stata tratta dall’articolo “L’onore di avere un padrino come Pelè “ di Adriano Paganella, pubblicato nello Speciale “Italia ’90”del quotidiano “L’Arena” di Verona di domenica 10 dicembre 1989.